lunedì 28 dicembre 2015

TUTTO DI TE - L'AMICA DELLA PROTAGONISTA

Proseguiamo con la carrellata di personaggi del mio ultimo romanzo erotico contemporaneo.
Oggi vi parlerò di Fiamma Franciosi, l'amica del cuore di Eva. Fiamma è diversa da Eva come il giorno e la notte: estroversa, sfacciata, provocante. È una bomba sexy, all'apparenza superficiale. Ci si potrebbe chiedere come possano due persone così differenti essere tanto legate, eppure la loro amicizia è profonda e sincera. Eva e Fiamma si completano a vicenda. E sarà proprio Fiamma a favorire l'incontro tra Eva e Brian e a innescare tutta una serie di eventi che costituiranno l'anima del romanzo. Quindi, si tratta di un personaggio secondario, ma fondamentale ai fini della storia.
Fisicamente Fiamma è alta, slanciata, con corti capelli biondi e occhi verdi. Il tipo di donna che gli uomini si voltano a guardare.
In anteprima esclusiva per voi, ecco un brevissimo estratto in cui compare questo personaggio:

Brian e Massimo erano seduti a un tavolino all’aperto, in un bar della Marina. Il sole faceva capolino da una nuvola, rischiarando coi suoi tiepidi raggi l’ambiente circostante. Tutta un’altra cosa rispetto al clima inospitale di Londra.
A un tratto Massimo si sistemò gli occhiali da sole sul naso e indicò una ragazza che si stava dirigendo verso di loro. – Ehi, chi è quella bomba sexy? La conosci?
Brian seguì il suo sguardo. – Ah, quella… È Fiamma, l’amica di Eva. Mi sta aiutando a riconquistarla.
– Un bel bocconcino, davvero!
In effetti Fiamma era piuttosto appariscente quel giorno. Indossava una minigonna jeans inguinale, una maglia di lana con una profonda scollatura e un giubbotto corto. Le lunghe gambe erano fasciate da collant, dello stesso colore degli stivali dal tacco alto: neri come la notte. Ma non era il suo tipo. Lui aveva in testa solo Eva.
– Salve, Mr. Armitage – cinguettò con una voce bassa, gutturale. – Posso sedermi qui con voi?
Lui abbozzò un sorriso. – Chiamami pure Brian. A questo punto puoi darmi del tu. Facciamo parte della stessa squadra, no?
La ragazza si lasciò cadere sulla sedia con un sospiro. – Già, la stessa squadra – Poi rivolse uno sguardo incerto in direzione di Massimo. – Anche lui fa parte dello staff?





IN ARRIVO IL 25 GENNAIO SU TUTTI GLI STORE

giovedì 17 dicembre 2015

DUE RACCONTI NATALIZI PER VOI

Quest'anno i miei racconti natalizi raddoppiano, ne trovate ben due: uno sul blog di "Insaziabili Letture" qui:

http://insaziabililetture.blogspot.it/2015/12/romantic-xmas-una-sposa-paziente-di_9.html?spref=fb



E un altro sul blog "La mia biblioteca romantica" qui:

http://bibliotecaromantica.blogspot.it/2015/12/christmas-in-love-2015-con-lamore-non.html?m=0



ATTENZIONE: SE COMMENTATE IL SECONDO RACCONTO SUL BLOG, POTETE PARTECIPARE ALL'ESTRAZIONE E VINCERE BELLISSIMI PREMI!!!

sabato 5 dicembre 2015

TUTTO DI TE - LA PROTAGONISTA FEMMINILE

Siete pronti a conoscere Eva, la protagonista di "Tutto di te"?

Bene. Eva è una ragazza di vent'anni, vive a Genova, studia all'università e sogna un giorno di diventare una scrittrice. È fidanzata con Davide, ma il loro rapporto non va a gonfie vele. Tutto poi sembra precipitare quando i genitori di Eva perdono la vita in un incidente aereo e lei si trova a dover fare i conti con una triste realtà: è completamente al verde!    

Ma vediamo com'è Eva vista dagli occhi di Brian, il nostro protagonista maschile. Leggiamo insieme un piccolo estratto:

Brian Armitage si strinse un asciugamano intorno ai fianchi e uscì dal bagno, i capelli che ancora gocciolavano sul pavimento. Non riusciva a smettere di pensare alla rossa della foto e non era da lui. Raramente una donna lo colpiva dritto al cuore.
     Scosse la testa e afferrò un altro asciugamano per tamponarsi i capelli. Ancora non sapeva cosa gli fosse preso, contattandola su quel sito di appuntamenti. Le facili avventure non gli mancavano. Le donne si gettavano letteralmente ai suoi piedi e, se mai, il problema per lui era evitarle.
     Una bassa risata gli sgorgò dalla gola mentre si avvicinava alla finestra della sua camera da letto, nell’appartamento a South Kensington. Fuori Londra era immersa in una calma innaturale. Era notte fonda, ma la città continuava a pulsare. Da lì, poteva scorgere le luci dei lampioni che costeggiavano gli eleganti marciapiedi e i villini a schiera, coi loro giardini ordinati. I fanalini di coda delle auto gli sfrecciarono davanti come fari nel buio.
     Si scostò dalla finestra per indossare i pantaloni di una tuta. Infilarsi nel letto sarebbe stato inutile. Tanto non sarebbe riuscito a chiudere occhio. Erano due notti che faceva sempre lo stesso sogno e si svegliava all’improvviso, sudato, ansante e in preda a una forte eccitazione sessuale.
     Tutta colpa di quella donna: Eva Massa. La tizia dai fluenti capelli rossi che popolava i suoi sogni.  Aveva gli occhi di un azzurro intenso, grandi e contornati da ciglia lunghe e folte. La bocca invece era scarlatta, piena e carnosa. Una bocca che induceva alla lussuria.
     Si passò una mano tra i capelli bagnati, cercando di darsi una calmata. Neppure buttarsi sotto il getto dell’acqua fredda gli era servito a placare i bollenti spiriti. Voleva quella bocca sulla sua, scoprire che sapore avesse. Ed era più di un mero desiderio. Era una necessità.
     Cazzo, era veramente fottuto.
     Eva Massa gli era entrata nel sangue fin dal primo momento in cui l’aveva vista sorridere dal monitor del suo portatile. E da allora non aveva avuto più pace. Tutto ciò a cui riusciva a pensare era che doveva essere sua. A qualsiasi costo.
     Irrequieto, si lasciò cadere sulla poltrona di pelle e accese il computer per accedere al server di posta. Stentava a credere che lei non gli avesse ancora risposto. Quella era davvero la prima volta che una donna lo faceva aspettare e lui non aveva mai avuto molta pazienza. Scorse l’elenco delle mail in arrivo. Nessun nuovo messaggio. Frustrato, afferrò il cellulare e compose il numero che aveva imparato a memoria. Eva rispose al terzo squillo, la voce assonnata e in preda al panico.
     – Pronto?
     – Ciao, Eva.
     Silenzio.
     – Chi parla?
     – Brian Armitage. Mi spiace averla chiamata a quest’ora. L’ho spaventata?
     Ancora silenzio.
     – Non conosco nessun Brian Armitage.
     Il fatto che non si ricordasse neppure il suo nome lo irritò. Inspirò, nel tentativo di controllare la collera. – Sono la persona che ha risposto al suo annuncio, ricorda?
     – Quale annuncio?
     Quella conversazione assunse una connotazione sconcertante. Brian strinse talmente forte il cellulare da temere di spezzarlo. – Quello sul sito di incontri. Avrei bisogno di un’accompagnatrice per il prossimo week end. Le ho scritto una mail, non l’ha ricevuta?
     Udì un’imprecazione soffocata. Poi la voce di Eva, leggermente stridula, rispose: – Come ha avuto il mio numero?
     Lui rise piano, sempre più incredulo. – Era nella sua scheda – Cercò di dare alla sua voce un’intonazione calma e controllata, ma dentro di sé ribolliva d’impazienza.
     – Io l’ammazzo.
     – Prego?
     – No, non ce l’ho con lei. Non può capire.
     – Provi a spiegarmi.
     Sentì un sospiro e per un attimo temette che Eva avrebbe riattaccato.
     Dio, ti prego. Non farlo.



IN ARRIVO A GENNAIO

venerdì 27 novembre 2015

TUTTO DI TE - IL PROTAGONISTA MASCHILE

Pronti a conoscere Brian Armitage, protagonista di "Tutto di te"?

Brian è un uomo ricco, potente, carismatico, con una voce molto sexy. È inglese e vive a Londra, ma ha un debole per le donne italiane... o meglio... per una in particolare. ;-)
È proprietario, insieme a una socia, di una catena di alberghi e ristoranti di lusso. Negli affari, come nella vita privata, è spietato, esigente, ma ci sa dannatamente fare. La sua vita però non è sempre stata facile e non ha sempre vissuto nel lusso; come tutti ha i suoi scheletri nell'armadio.

Vi ho incuriosito? Bene, allora leggete questo brevissimo estratto in cui compare la primissima descrizione del nostro personaggio:

Con noncuranza le mise davanti un’immagine a colori, perfettamente nitida. Eva si ritrovò a fissare il volto di un tizio incredibilmente bello. Aveva i capelli biondo scuro e penetranti occhi grigi che risaltavano sulla pelle abbronzata. Il suo sguardo indugiò ancora su di lui, mentre le dita stringevano la foto come se da essa dipendesse tutta la sua vita. Non aveva mai visto nessuno con un viso così perfetto: zigomi alti, mascella squadrata, naso dritto e sottile. Anche la linea della bocca era perfetta. Vi era in lui qualcosa di enigmatico e misterioso che le fece battere forte il cuore.
     L’eccitazione cominciò a pulsarle nelle vene e dovette imporsi di restare immobile per non lasciar trapelare l’emozione che quella foto aveva scatenato in lei. 



"TUTTO DI TE" VI ASPETTA NEGLI STORE A GENNAIO

BE TUNED

sabato 21 novembre 2015

IN ARRIVO A GENNAIO


Eva Massa è una ragazza come tante. Ha vent’anni, studia all’università, ha un ragazzo e una vita normale. Ma un giorno il suo mondo precipita insieme all’aereo su cui viaggiavano i suoi genitori: si ritrova orfana e con un mare di debiti da pagare. In suo soccorso sembra apparire dal nulla un miliardario inglese molto, ma molto sexy, che le fa una proposta scandalosa: trascorrere un week end a Londra, in sua compagnia, in cambio di cinquantamila euro.
Eva non vorrebbe cedere, ma come rifiutare un uomo come Brian Armitage: ricco, carismatico e con una voce in grado di sciogliere il Polo Nord? L’unico rischio è quello di innamorarsi perdutamente di lui.

Saprà Eva tenergli testa? E Brian è così come appare o nasconde degli inconfessabili segreti? Tutto di te è un romanzo erotico e romantico al tempo stesso, che appassionerà le lettrici che amano le storie d’amore con un pizzico di peperoncino.

BE TUNED... IN ARRIVO A GENNAIO!!!


lunedì 9 novembre 2015

SEXY GIRL - UN PERSONAGGIO SECONDARIO... MA NON TROPPO

Ciao a tutti,
siamo arrivati all'ultimo appuntamento con i personaggi del mio racconto "Sexy girl", edito da Delos Digital e in vendita nei principali store online.
Oggi vi parlerò di un personaggio secondario su cui è bene mantenere viva l'attenzione perché - piccola anticipazione solo per voi che seguite il mio blog - sarà il protagonista del mio prossimo racconto, attualmente in lavorazione.
Sto parlando di Stefano, il fratello di Giulia.
Stefano è un uomo ricco, potente. Appartiene alla famiglia dei Rosati ed è più che determinato a garantire ai propri familiari il benessere economico e sociale di cui hanno goduto finora, anche se per farlo dovrà sacrificare la felicità della sorella.
Riuscirà nel suo intento? Lo saprete leggendo il racconto, ma intanto vi lascio un breve estratto in cui farete la conoscenza di questo personaggio.

Marco Rinaldi si appoggiò all’indietro contro lo schienale della poltroncina e unì le dita a piramide. – Fammi capire, Stefano – disse con calma, rivolto all’amico in piedi davanti alla finestra che dava sul lungolago. – Vuoi che ti aiuti a rintracciare la tua sorellina scomparsa?
     Lui spostò il peso da una gamba all’altra e annuì; il volto teso, solcato da rughe di apprensione, ben visibili anche da quella distanza. – Esatto. Tu sei l’unico che può trovarla. Ho cieca fiducia nelle tue capacità.
     Marco si protese in avanti, appoggiando gli avambracci sulla scrivania davanti a lui. Aggrottò la fronte. – Perché non ti sei rivolto alla polizia?
     Un’amara risata risuonò nella stanza. – Alla polizia? Cristo santo, sai meglio di me che sono degli incompetenti. E poi non voglio che la notizia della scomparsa di Giulia diventi di dominio pubblico. Per la mia famiglia sarebbe un disastro. Sai meglio di me che i giornalisti non ci darebbero tregua: si apposterebbero fuori da qui per darci il tormento.
     Stefano lanciò un’occhiata apprensiva oltre la finestra e un muscolo della mascella gli si contrasse all’improvviso.
     Marco sospirò. Da anni si occupava di sicurezza, sia privata che per il governo, ed era maledettamente bravo nel suo lavoro. Tuttavia, aveva sempre cercato di tenere lontano dalla sfera professionale tutto ciò che apparteneva ai propri affetti: famiglia, amicizie… l’incarico che gli proponeva Stefano andava contro a quella regola e non gli piaceva affatto.
     – Dovrò avere accesso a informazioni molto personali che riguardano te e la tua famiglia. E naturalmente Giulia.
     – Le avrai.
     Marco si grattò la nuca, pensieroso. – Hai una foto di tua sorella?
     – Naturalmente – Stefano si allontanò dalla finestra per raggiungere la scrivania, coperta da carte e documenti sparpagliati alla rinfusa. Aprì un cassetto e tirò fuori una fotografia. – Ecco, questa è Giulia.
     Lui afferrò la foto e la esaminò.
     Cazzo, era bellissima.
     Alta, sottile e ben formata. Aveva lunghi capelli biondi e la pelle chiara, quasi diafana. I lineamenti erano delicati: zigomi alti, nasino alla francese e occhi grandi, espressivi. Insomma, quel genere di viso che si è abituati a vedere sulle riviste di moda. Per non parlare delle labbra, incredibilmente piene e carnose. Giulia Rosati aveva una bocca che qualsiasi uomo avrebbe desiderato intorno al proprio cazzo.
     Rimproverandosi per i propri pensieri libidinosi, Marco si schiarì la voce. – Non sembra esattamente una ragazzina. Quanti anni ha?
     – Ventidue – Stefano si passò una mano tra i capelli, lo sguardo stanco e sfiduciato. – Ma per me è sempre una bambina. Marco, promettimi che la troverai. Non oso pensare a quello che potrebbe succederle… Dio, mi sembra di impazzire.

     – La troverò – Le parole gli uscirono di bocca quasi senza che riuscisse a controllarle. Di solito non si sbilanciava troppo coi clienti. Ci teneva a far sapere che nel proprio lavoro c’era una percentuale di rischio di cui bisognava tenere conto. Eppure, gli era bastato dare un’occhiata a quella foto per mettere in discussione tutte le proprie convinzioni. L’intero suo mondo era stato sconvolto dal viso di quella ragazza. E per quanto assurdo potesse sembrare, niente sarebbe stato più come prima.


venerdì 6 novembre 2015

SEXY GIRL - LA PROTAGONISTA FEMMINILE

Eccoci al secondo appuntamento con i personaggi del mio racconto erotico, "Sexy girl". Pronti a conoscere Giulia? È una ragazza bella, sensuale, all'apparenza spregiudicata.
Ma leggiamo insieme un estratto:

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

La sua attenzione si concentrò sulla ragazza. Era alta, slanciata, con lunghi capelli biondi che volteggiavano a ogni sua mossa. Rimase incantato a fissare i suoi glutei sodi che ondeggiavano al ritmo della musica assordante, mentre l’eccitazione del pubblico cresceva a dismisura. Le sue mani strinsero il bicchiere con più forza.
     Era lei, non aveva dubbi. Il suo viso corrispondeva a quello della foto, sebbene fosse pesantemente truccato. Le labbra carnose erano coperte da un velo di rossetto che le rendeva ancora più sexy, accattivanti.
     La ballerina a un tratto cominciò a slacciarsi il corsetto striminzito che indossava, talmente stretto che Marco si chiese come riuscisse a respirare. Il suo sguardo si posò sulla vita sottile, per poi scendere sulle cosce toniche e sui polpacci. Sfoggiava sul serio un fisico da urlo. La sorellina di Stefano non aveva affatto l’aria della brava ragazza che lui gli aveva descritto. Al contrario, suscitava negli uomini pensieri indecenti e peccaminosi, dai quali lui non era affatto escluso.
     Si allentò il nodo alla cravatta e tornò a sorseggiare il suo champagne mentre il corsetto scivolava sul palco, in un mare di esclamazioni concitate. La temperatura lì dentro stava cominciando a salire a dismisura. In quell’istante Giulia si voltò verso di lui e i loro occhi rimasero incatenati per un secondo. Poi lei si voltò, dimenando le chiappe a ritmo di musica. Troppo presto per i suoi gusti. Avrebbe voluto perdersi in quello sguardo profondo, ammaliante. Scrollò la testa per schiarirsi le idee. Era lì per lavorare. Doveva tenerlo bene a mente. Nonostante ciò, Marco non riuscì a evitare di fissarle il seno ormai completamente esposto, nel momento in cui si girò di nuovo. Era un seno perfetto, su cui svettavano capezzoli scuri e turgidi che gli provocarono un’erezione in piena regola.
     Trattenne un ansito portandosi una mano all’inguine, quasi quel gesto riuscisse a contenere la propria eccitazione. Illuso. Arrivato a quel punto, l’unico modo che aveva di far sbollire la smania che lo divorava era chiudersi in bagno e farsi una lavoretto di mano.

     Cazzo, era da quando aveva quindici anni che non si sentiva così arrapato.




mercoledì 4 novembre 2015

SEXY GIRL - IL PROTAGONISTA MASCHILE

Carissime lettrici,
volete scoprire con me i personaggi del mio ultimo racconto erotico, "Sexy girl"? Bene, allora tenete d'occhio il mio blog.
Oggi vi farò conoscere Marco: alto, moro e tremendamente sexy.
Vi lascio un estratto che lo riguarda:

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Cosa cazzo gli era preso?
Marco strinse il volante con tanta forza da spezzarlo, mentre faceva ritorno all’appartamento che aveva preso in affitto per le sue ricerche. Stava sudando copiosamente e aveva i muscoli in tensione.
     Dio, non aveva avuto intenzione sul serio di proporle una cosa del genere: spogliarsi in privato per lui. Non a Giulia. Non alla sorella del suo amico. Il suo era stato solo un espediente per convincerla a mollare quel lavoro del cazzo. Poi avrebbe avuto tutto il tempo per convincerla a tornare a casa, dalla sua famiglia.
     Già. Come no?
     A chi vuoi darla a bere, amico?
     In realtà, il solo pensiero di averla tutta per sé, anche solo per una sera, e poterla ammirare mentre si toglieva i vestiti solo per lui… dannazione, gli era venuto talmente duro da risultare doloroso.
     Si infilò nel garage riservato al condominio, grato del fatto che a quell’ora della notte non ci fosse nessuno in giro. Non ce l’avrebbe fatta a raggiungere la doccia, per immergersi nell’acqua fredda.
     Oh, no. Non con il ricordo di Giulia, anzi del suo alter ego, Sugar, ancora vivo davanti ai suoi occhi. La sua lingua rosea, le labbra carnose e i capezzoli scuri e rigidi su quei seni così sodi… c’era da perdere la testa. Marco si portò la mano destra all’inguine e si tirò giù la zip con un’urgenza che non provava più dai tempi delle superiori, quando il livello di testosterone era tale da indurlo a chiudersi in bagno per delle mezz’ore. Con un sospiro, che era una via di mezzo tra un ringhio e un’esclamazione di sollievo, strinse le dita intorno al suo uccello, lasciandole scorrere in modo deciso e veloce.
     Su e giù. Su e giù.
     La mente intanto vagava su Giulia. Marco la immaginò danzare per lui, le esili dita che scostavano il bordo del perizoma per mostrargli la fica, fradicia dei suoi umori.
     Il piacere montò all’improvviso, conducendolo a vette mai esplorate prima. La tensione ormai era al limite, mentre la sua mano pompava in modo forsennato fino a farlo venire.
     Fu una liberazione.
     La mano si fermò e il respiro tornò a un livello normale. Aveva eiaculato ovunque, sporcando il sedile e il tappetino dell’auto. Ma non importava. Chiuse gli occhi per riprendere fiato e si domandò che cazzo aveva fatto: invitare Giulia a casa sua non era stata una buona idea. Se vederla esibirsi in quel locale, da lontano, seduto a un tavolino in una posizione decisamente scomoda, lo aveva portato a quello, cosa sarebbe accaduto se l’avesse avuta a sua completa disposizione?

     Marco non osava pensarlo.


martedì 3 novembre 2015

ESCE OGGI SEXY GIRL




Carissime lettrici,
esce oggi su tutti i principali store online il mio nuovo racconto erotico, "Sexy girl".
Potete leggere la recensione di Ginger, sul blog Harem's Book qui:

http://www.haremsbook.com/?p=8885




domenica 18 ottobre 2015

SCANDALOSI LEGAMI DA OGGI IN EBOOK

Carissimi lettori,
vi informo che "Scandalosi legami" è diventato un vero e proprio ebook da scaricare e da oggi è in vendita su tutti i principali store online. E non solo, fino al 31 ottobre lo troverete in offerta lancio al modico prezzo di 0,99 €.
Affrettatevi!!!



martedì 13 ottobre 2015

SCANDALOSI LEGAMI - VENTISEIESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Non sapeva come fosse riuscito a resistere fino al suono della campanella. Jacopo uscì dalla classe stanco, nervoso e con le mani sudate. Se le asciugò nei jeans prima di dirigersi verso la III B e fermarsi davanti alla porta. Diede una sbirciata all’interno, lasciandosi sfuggire un sospiro di sollievo: Viola era ancora lì, in piedi, con la testa sepolta nello zaino. Indossava un miniabito stretch che le stava da Dio.
Il respiro gli si fermò in gola. – Ehm, Sartori… posso parlarti un minuto? È per la recita scolastica.
La sua compagna di banco, ferma accanto a lei, gli lanciò un’occhiata maliziosa. Glielo aveva detto? Dannazione, non aveva affrontato quell’argomento con lei, ma pensava fosse chiaro che dovesse restare un segreto. Poi Viola si voltò a guardarlo, le guance accese e un sorriso stupendo, e tutto intorno a lui scomparve. Jacopo era certo che non sarebbe stato in grado di dire neppure il proprio nome, in quel frangente.
L’amica di Viola gli passò a fianco. – Vi lascio soli. Arrivederci, Prof.
– Ciao, a domani.
Viola mosse un passo verso di lui, accorciando la distanza. – È bello vederti.
Jacopo entrò nell’aula e richiuse prontamente la porta alle sue spalle. Vi si appoggiò contro, come alla ricerca di un sostegno. Il cuore sembrava volergli schizzare fuori dal petto. – Ciao, Viola. Come stai?
Il suo sorriso si allargò. – Secondo te? Continuo a toccare il cielo con un dito. Non mi sembra vero.
– Dobbiamo stare attenti. Non ne abbiamo parlato, ma è di fondamentale importanza che tu non dica a nessuno quello che c’è tra noi.
Aveva usato il presente di proposito. Cazzo, non era disposto a rinunciare a lei. La voleva ancora. Viola si morse il labbro e arrossì in quel modo che ormai gli era diventato così familiare. Sentì un tuffo al cuore mentre le si avvicinava.
– L’ho detto solo a Daniela – confessò, timorosa. – Ma di lei possiamo fidarci. È la mia migliore amica.
Jacopo si passò una mano tra i capelli, lo sguardo ipnotizzato dal corpo flessuoso di lei che si muoveva per andargli incontro: i fianchi snelli e le lunghe gambe tornite; il seno che si intravvedeva sotto alla scollatura dell’abito.
Deglutì, dimenticando ogni altra cosa. – D’accordo. Ma non farne parola con nessun altro. Perderei il posto di lavoro, se si sapesse. Detesto puntualizzarlo, ma…
– È per dirmi questo che sei venuto? – Viola sembrava delusa. Si fermò, gli occhi incatenati ai suoi.
Jacopo l’afferrò e se la strinse contro il petto. – Dio, no. Scusami. Volevo vederti, in realtà. Impazzivo dalla voglia di vederti, di stringerti.
Le mani si mossero contro la sua volontà. Le accarezzò i seni attraverso la stoffa del vestito e poi le afferrò la nuca, cercandole le labbra. Sapeva che non doveva. Erano a scuola e chiunque avrebbe potuto entrare e sorprenderli. Eppure, non era riuscito a resistere al desiderio opprimente che dilagava in lui.
Solo un bacio, si disse. Uno solo.
La bocca si mosse avida contro quella di lei, le lingue si incontrarono, si sfiorarono, e un brivido gli percorse la schiena. – Viola – disse con voce roca, staccandosi. – Stavo pensando che noi due non siamo mai stati a un vero appuntamento. Che ne dici di uscire con me stasera? Potremmo andare a mangiare una pizza oppure al cinema.
Aveva parlato a raffica, il cuore in gola. Non era mai stato così agitato in vita sua!
Lei gli posò entrambe le mani sul petto e iniziò a giocherellare con i bottoni della sua camicia. Ne sganciò uno e poi lo fissò con aria birichina. – Dico che è un’idea stupenda.
Jacopo trattenne il respiro, mentre Viola sganciava anche il secondo bottone, accarezzandogli il torace con quelle dita sottili e affusolate. Il brivido lungo la schiena si intensificò, strappandogli un ansito. Dovette fermarla appoggiando una mano sopra quella di lei. – Viola, non qui. Potrebbe entrare qualcuno.
– Jacopo, ti desidero.
Quelle parole, appena sussurrate, gli risuonarono nelle orecchie come un colpo di cannone.
Lei lo desiderava.
Cazzo, quella creatura stupenda desiderava proprio lui!
Le sfiorò un’ultima volta le labbra. – Anch’io, Viola. Anch’io.



Erano in un bar del centro davanti a un piatto di Bonet. Viola affondò il cucchiaino nel dolce, quasi senza sentire le chiacchiere incessanti di Daniela. Quando ci si metteva, la sua amica era logorroica.
– Ehi, mi stai ascoltando?
Arrossì e si ficcò in bocca il cucchiaino, assaporandolo a occhi chiusi. – Scusami, ero distratta.
– Già. Chissà come mai? Con uno spasimante come il professor Torre, che ti guarda in quel modo languido, anch’io sarei distratta. Anzi no. Sarei a casa sua. Nel suo letto.
A Viola quasi non andò di traverso il dolce. Cominciò a sputacchiare e dovette trangugiare un bicchier d’acqua per smettere di tossire. Si guardò intorno, speranzosa di non aver attirato l’attenzione di nessuno.
– Non mi ha guardata in modo languido – protestò irritata. – E comunque mi ha dato appuntamento per stasera. Oh, come vorrei passare la notte da lui, Dani! Non hai idea.
Lei ridacchiò. – Be’, un’idea ce l’avrei. E sentiamo, perché non puoi restare da lui?
– Scherzi? Chi lo dice a mio padre? Ho già una fottuta paura che non mi lasci uscire la sera. È incazzato perché non gli ho detto della festa della scuola.
Daniela alzò gli occhi al cielo. – Tuo padre è un vero dittatore. I miei non mi danno tutte queste restrizioni. Quando uscivo con Riccardo, dormivo da lui tutti i fine settimana.
Riccardo era stato il primo ragazzo di Daniela. Una storia durata un anno e finita all’improvviso perché lui si era trovato un’altra. Viola rabbrividì al pensiero. Sarebbe successo anche a lei e a Jacopo di lasciarsi così? Forse lei era un’inguaribile romantica, ma sperava che la loro storia durasse in eterno.
Sbuffò piano. – Mio padre non mi permetterebbe mai di dormire a casa di un ragazzo. Figuriamoci se gli dicessi che esco col mio insegnante di inglese!
– Io tuo padre proprio non lo capisco. Invece di essere contento… così avresti lezioni private d’inglese  gratis.
Viola non riuscì a trattenere una risata. Si alzò, scostando la sedia e producendo un fastidioso stridio. – Tu sei mezza matta! – esclamò cercando il portafoglio nello zaino. – Secondo te, andrebbe a pensare alle lezioni d’inglese? Gli verrebbe un colpo, se sapesse che non sono più vergine. Te lo dico io!
Daniela si alzò a sua volta e insieme si diressero alla cassa. – Perché non vai a stare con tua madre? Sono sicura che lei ti lascerebbe più libera.
Viola si fermò di scatto con la sensazione che l’aria le fuoriuscisse dai polmoni. – Mia madre? Quella è sempre in giro per il mondo. Se ne frega di me.
– Appunto. Potresti fare tutto quello che vuoi. Anche dormire tutte le notti a casa di Jacopo.
Lei non prese neppure in considerazione l’idea. Avrebbe spezzato il cuore a suo padre, ne era sicura. E poi non voleva lasciarlo, anche se a volte era testardo e autoritario. Si apprestò a pagare le ordinazioni di entrambe, quando la mano di Daniela calò sulla sua spalla facendola trasalire.
– Guarda, non è la prof di italiano quella?
Viola guardò fuori dalla vetrata del bar. Diana Ricci stava attraversando i portici di corsa, infagottata in un cappotto rosso fuoco; la sciarpa di lana che le copriva metà volto. – Sì, è lei. E allora?
– Secondo te cosa ci fa in centro, dopo la scuola? Se non sbaglio, abita da tutt’altra parte.
– Saranno fatti suoi, non credi?
Daniela assunse un’espressione curiosa e un po’ maligna. – Secondo me ha un amante. Ehi, ma non è il palazzo in cui si trova l’ufficio di tuo padre, quello?
Viola tornò a guardare fuori dalla vetrata. Si sporse un po’ per vedere meglio e annuì. Effettivamente suo padre aveva l’ufficio proprio lì, in Corso Regina Margherita. A pochi passi dalla sua scuola.
Aggrottò la fronte. – Be’, questo non vuol dire proprio niente. Ci sono una marea di uffici lì, mica solo quello di mio padre.
– Già. Ma la professoressa Ricci ultimamente è stata piuttosto intima di tuo padre, giusto? Era a casa tua la sera in cui avete litigato. E l’altro giorno è venuta da te, dicendo che glielo aveva chiesto lui. Come mai tutta questa confidenza tra loro? Non ti sembra strano? Dovrebbero conoscersi appena.
Viola deglutì. Daniela aveva perfettamente ragione, anche lei lo aveva considerato strano. Solo che, presa dai suoi problemi con Jacopo, non ci aveva riflettuto granché. Ma ora che la sua amica glielo faceva notare, un senso di gelo si impadronì di lei.
Suo padre aveva una relazione con la sua insegnante di italiano?
Era assurdo.
Lui frequentava solo modelle anoressiche o attricette da quattro soldi. E la Ricci era una donna distinta, non particolarmente attraente. O meglio, fingeva di non esserlo, nascondendosi sotto abiti antiquati e ridicoli. Ma lei l’aveva guardata bene, quella volta a casa sua.
Era bella. Molto bella.
Scosse il capo con decisione e riportò l’attenzione sul barista che la fissava impaziente. – Non dire cazzate, Dani – rimproverò l’amica.
Non era vero.

Non poteva essere vero.


mercoledì 7 ottobre 2015

SCANDALOSI LEGAMI - VENTICINQUESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Viola entrò in casa in punta di piedi. Si era tolta le scarpe per fare meno rumore, ciononostante la  luce si accese all’improvviso e suo padre le si avvicinò, lo sguardo torvo e poco rassicurante. Si appoggiò con la spalla a una colonnina di marmo, le braccia incrociate sul petto. – Dove diavolo sei stata? E perché cazzo non rispondi al cellulare? Ti avrò lasciato una decina di messaggi!
Lei si morse il labbro. – Sei già tornato? Pensavo che saresti stato fuori tutta la notte.
– Non hai risposto alle mie domande, signorina.
Viola sbuffò e roteò gli occhi. – Sono stata a una festa organizzata da alcuni compagni di scuola. C’era musica ad alto volume e non ho sentito suonare il telefono – Evitò di dire che l’aveva silenziato per poter fare l’amore con Jacopo senza interruzioni.
– Per quale motivo non ne sapevo nulla? – Suo padre inarcò un sopracciglio. Era un gesto che faceva sempre quando era irritato, il che non prometteva nulla di buono. Si stava mettendo male.
Calmati, Viola. Qualsiasi cosa lui dica non guasterà la tua felicità.
Si schiarì la voce, lasciando cadere la borsetta su una poltroncina. – Non ti ho detto nulla perché tu mi avresti imposto di tornare a casa prima di mezzanotte, come Cenerentola.
Lui inarcò anche l’altro sopracciglio. Viola si corresse: si stava mettendo molto male. – Ottimo. Adesso mi nascondi le cose? Non mi piace affatto come ti stai comportando, Viola. Adesso fila a letto, ma ne riparleremo. Puoi giurarci.
Lei avrebbe voluto chiedergli che fine avesse fatto il suo appuntamento di quella sera. Non era mai successo che rientrasse così presto, quando si vedeva con una delle sue amichette. La tipa in questione gli aveva dato buca? Ma tutti questi interrogativi rimasero senza risposta. Viola si limitò a obbedire e si chiuse in fretta in camera sua.
Quella notte avrebbe sognato Jacopo, le sue mani che l’accarezzavano ovunque e i suoi baci, carezze vellutate sulla pelle.
Era proprio vero: niente avrebbe guastato la sua felicità. Neppure i rimproveri di suo padre o le sue punizioni.
Si sfilò l’abito da sera in silenzio e lo ripose ordinatamente nell’armadio. Poi si mise davanti allo specchio, cercando di studiare i cambiamenti del proprio corpo.
Si notava che era diventata donna?
I seni erano un po’ più gonfi e doloranti, e fra le gambe si sentiva ancora indolenzita. Viola si sfiorò appena, trattenendo il respiro. Quanto avrebbe voluto che fosse Jacopo a toccarla lì.
Un rossore improvviso le imporporò le guance.
Lui aveva detto che lo avrebbero rifatto. Di nuovo.
Non vedeva l’ora!
Indossò una vecchia maglietta che usava come pigiama e s’infilò nel letto, sotto le coperte. L’indomani avrebbe raccontato tutto a Daniela. L’emozione che provava dentro non poteva tenerla per sé o sarebbe traboccata fino a farla scoppiare.
Sorrise abbracciando il cuscino. Poi spense la luce e si lasciò sopraffare dalla stanchezza.



Andrea non riusciva a dormire. Era incazzato con Viola, con Diana e con se stesso. No, non era esatto. Quello che provava per la professoressa Ricci andava al di là della rabbia o del rancore. Era puro e semplice desiderio.
Con un sospiro, afferrò lo smartphone e compose il numero che ormai conosceva a memoria. Per un attimo pensò che lei non avrebbe risposto, ma dopo un paio di squilli la voce morbida di Diana gli giunse all’orecchio, incendiandogli una volta di più i sensi.
Se bastava la sua voce a farlo eccitare era proprio fottuto.
– Pronto, Andrea sei tu?
– Finalmente ti sei decisa a memorizzare il mio numero.
– Non ce n’è bisogno. Tu sei l’unico che mi chiama a quest’ora della notte.
Lui rise piano, stringendo il cellulare tra le dita e appoggiandosi allo schienale del letto. – Ti ho svegliata?
– No, non dormivo.
Avrebbe voluto chiederle se stava pensando a lui e se era eccitata, ma non voleva entrare in un terreno pericoloso. Dannazione, ce l’aveva ancora duro. Avrebbe dovuto gettarsi sotto l’acqua fredda. Meglio se ghiacciata.
– Cosa stavi facendo?
A quella domanda lei non rispose. La sentì schiarirsi la voce, come se fosse imbarazzata. – Senti, Andrea… mi hai chiamata per qualche motivo in particolare o solo per sapere se ero già a letto.
– Non pronunciare quella parola.
– Quale parola?
– Letto. Se penso a te in un letto, impazzisco. E sono già piuttosto teso per conto mio.
Seguì un’altra pausa silenziosa, infine lei disse: – Che è successo? Problemi con Viola?
Andrea sospirò. – È tornata a casa poco fa. Dice di essere stata a una cazzo di festa coi compagni di scuola.
– Ah, sì. Ne ho sentito parlare a scuola. I ragazzi volevano invitare anche me. Che assurdità! Mi ci vedi in un locale notturno assediata dai miei alunni?
Diana rise, probabilmente per stemperare la tensione, ma lui era sempre incazzato. Molto incazzato. – Il peggio della faccenda è che non mi ha detto nulla. È uscita di casa approfittando della mia assenza e non ne avrei saputo nulla, se non fossi rientrato prima di lei.
– Mi dispiace. Hai voglia di parlarne?
– Avrei voglia di rompere qualcosa. Cazzo, Viola non si è mai comportata così!
– Tua figlia attraversa un’età difficile e credo che…
– Finisci la frase.
Andrea percepì un lieve fruscio, come se Diana si stesse muovendo. Forse aveva cambiato posizione. La sua immaginazione cominciò a lavorare frenetica. Dove si trovava? Sul letto? Era nuda o con quel grazioso babydoll che le aveva visto addosso?
La voce di lei interruppe i suoi pensieri indecenti. – Credo che Viola si sia innamorata di un compagno di classe.
– Credi o te l’ha detto lei?
– A questa domanda non posso rispondere.
Andrea sbuffò. Era preoccupato per sua figlia. Dannatamente preoccupato.
– Pensi che ci abbia fatto sesso?
Il silenzio che seguì lo fece sorridere, malgrado tutto. Immaginò Diana diventare rossa come un peperone. Riusciva quasi a vederla.
– No, non credo. Tua figlia ha la testa sulle spalle. Dovresti avere un po’ più di fiducia in lei. Quando le ho parlato mi è sembrata molto matura, più delle ragazze della sua età.
Lui imprecò sottovoce. – E questo è un bene o un male?
– Andrea, non puoi impedirle di crescere. Lascia che faccia le sue scelte. Le sue esperienze. E sì, anche i suoi sbagli.
– Saresti stata un’ottima madre, sai? Lo disse all’improvviso, quasi senza riflettere, e si accorse di averla spiazzata in qualche modo. – Ehi, ci sei ancora?
– Sì, certo.
– Vorrei che fossi qui. Mi manchi.
– Andrea…
– Lo so, lo so. Dobbiamo smetterla. È questo che stai per dirmi, non è vero?
– È quello che dovrei dirti – fece una pausa. – Ma non è quello che voglio.
Per un attimo fu tentato di chiederle di raggiungerlo, ma non sarebbe stato il caso, con Viola che dormiva nell’altra stanza. – Buonanotte, Diana – disse, infine.

– Buonanotte, Andrea.


– Non posso crederci! – Daniela le lanciò uno sguardo obliquo, smettendo di digitare sullo smartphone. – L’avete fatto sul serio? Tu e il professor Torre?
Viola aprì la bocca e la richiuse di scatto guardandosi attorno; i sensi in allerta e le guance che scottavano per l’imbarazzo. Si trovavano nel piazzale della scuola, proprio davanti al cancello d’entrata. Inutile dire che erano circondati da una marea di studenti chiassosi.
– Sei pazza? Abbassa la voce!
L’amica fece spallucce e ficcò il cellulare nello zaino, dimenticando all’istante la chat su WhatsApp. – Uffa! Chi vuoi che ci senta? Nessuno ci sta prestando attenzione, te lo garantisco. Avanti, racconta!
Lei finse di esaminare un sassolino per terra, sicura che non sarebbe riuscita a parlare guardandola negli occhi. – Oh, Dani… è stato bellissimo! Lui è così dolce e bacia da Dio.
– Non ti ha fatto male? Io la prima volta mi sarei messa a urlare per il dolore.
– Solo un po’. Insomma, pensavo peggio. E comunque, prima di penetrarmi mi ha fatta venire. Sai, con le dita.
Arrossì ancora e si mise a frugare nello zaino, fingendo di cercare qualcosa di fondamentale importanza.
– Cavolo, come ti invidio! Deve saperci fare davvero. Be’, ma d’altra parte lui è un uomo, non un ragazzino sfigato come quelli che frequentano questo liceo.
Viola stava per replicare, quando la voce di Scarpati le fece sollevare la testa di scatto. – Eccoti qui! Dove cazzo sei finita ieri sera?
Merda.
Si era proprio dimenticata di Stefano. Lo aveva mandato a prenderle da bere al bancone del bar e poi era sparita con Jacopo, senza pensare minimamente a lui. Si morse la lingua, assumendo un’espressione dispiaciuta.
– Scusami, Stefano. Non sono stata bene e il professor Torre mi ha riaccompagnata a casa. Deve avermi fatto male qualcosa che ho mangiato a cena, perché ho vomitato tutta la notte.
Lui fece una smorfia di disgusto. – Potevi mandarmi un messaggio, almeno. Ti hanno vista ballare insieme al prof e poi sei sparita. Nessuno sapeva dove fossi finita.
– E quando te lo mandavo il messaggio? Tra una vomitata e l’altra? Sono stata sul punto di svenire!
Daniela trattenne una risatina e lei le diede una gomitata in un fianco. Ci mancava che si mettesse a ridere, rovinandole la recitazione migliore di tutta la sua vita. Doveva ammetterlo: era un’attrice nata.
Scarpati spostò il peso da un piede all’altro e tossicchiò. – Ero preoccupato.
– Mi spiace, Stefano.
In un certo senso non era una bugia. A Viola dispiaceva davvero per lui e non era fiera di averlo usato per ingelosire Jacopo. Tutte quelle storie sul fatto che il fine giustifica i mezzi non le aveva mai credute. Ciononostante, non era pentita. Quello che aveva provato tra le braccia di Jacopo era in grado di scacciare ogni altro pensiero, ogni timore, ogni rimorso.
Esisteva solo lui, il suo corpo nudo e muscoloso che si muoveva sul proprio.
Avvampò di nuovo, il che giocò a suo favore. Stefano le credette e abbozzò un sorriso. – Okay, tutto sistemato. Quando possiamo vederci? Io e te da soli, intendo.
A una simile domanda Viola non era preparata. Quasi si strozzò con la sua stessa saliva. Guardò l’orologio al polso, alla ricerca disperata di un’idea. – Accidenti, sono le otto passate! Dobbiamo salire in classe. Ti chiamo io, d’accordo?
Lui esitò, ma Viola non gli diede il tempo di aggiungere altro che era già schizzata via, seguita da Daniela con le lacrime agli occhi per le risa trattenute.
– Lasciatelo dire, Viola – esclamò l’amica mentre si lanciavano su per le scale. – Tu sì che sai raccontare palle. Sei eccezionale.
A quel punto anche a lei scappò da ridere, ma soffocò le risate con la mano. In fretta, varcarono la porta dell’aula, prima che arrivasse l’insegnante della prima ora.


venerdì 2 ottobre 2015

SCANDALOSI LEGAMI - VENTIQUATTRESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Jacopo rimase a guardarla intenerito. Era stupenda, sdraiata sul suo letto, coi capelli arruffati attorno al viso e le gote accese per il piacere appena provato.
Lei si sollevò su un gomito, lo sguardo allarmato. – Non è tutto già finito, vero? Voglio dire, tu…
 – No, Viola. In realtà deve ancora cominciare.
Si portò una mano all’inguine.
Cazzo. Ce l’aveva così duro che gli faceva male.
Si calò i jeans, liberandosene velocemente, per poi incatenare di nuovo lo sguardo su Viola. – Ti farà un po’ male, piccola – si scusò. Se avesse potuto evitarle il dolore della prima volta, lo avrebbe fatto. Ma non era possibile, purtroppo.
Lei gli sorrise in quel modo dolce che lo mandava in estasi. – Non importa. Voglio darti piacere, Jacopo. Lo voglio così tanto.
Lui deglutì. Era rimasto senza parole, cosa che gli succedeva raramente. Per nascondere l’imbarazzo, si protese verso il comodino alla sua sinistra e frugò nel primo cassetto.
Dove aveva messo i preservativi?
Ah, eccoli!
Ne prese una confezione e la aprì coi denti, facendo attenzione a non danneggiarlo. Dio, era così eccitato che gli tremavano le mani.
– Posso aiutarti? – La voce un po’ infantile di Viola lo fece trasalire. – Ti prego, voglio imparare.
– D’accordo. Devi posizionarlo sulla punta e poi srotolarlo lentamente. Sì, così. Brava.
Le parole gli uscirono leggermente roche e dovette trattenere un sibilo.
Cristo, sentir scorrere le dita di Viola sul proprio pene era la cosa più eccitante che avesse mai provato in vita sua. E dire che ne aveva avute di donne prima di lei. Ma Viola era speciale. Unica.
Le allargò le cosce con il ginocchio, posizionandosi al centro; l’uccello che premeva alla base della sua apertura. Voleva fare piano, ma non era sicuro di riuscire a controllarsi. Un gemito soffocato gli uscì dalla gola nell’esatto momento in cui glielo mise dentro, spingendo fino in fondo. La sentì irrigidirsi, sul volto una smorfia di dolore che avrebbe voluto cancellare con i baci.
Dio, quanto era stretta.
Vergine.
Inviolata.
Sua.
– Viola, mi dispiace – disse fermandosi all’istante, i muscoli di tutto il corpo in tensione. – Vorrei rendertelo più facile, ma…
– Non ti preoccupare – La voce di lei era un rauco sussurro. – Va bene così. Posso sopportarlo.
Le dita affusolate di Viola si posarono sul suo zigomo sinistro e scesero sul mento, dove un accenno di barba gli rendeva la pelle più ispida. I suoi occhi erano sognanti, come se davvero non le importasse del dolore appena provato, concentrati su di lui.
Jacopo provò a muoversi. Uscì lentamente, per poi riaffondare in lei.
Dio, non era certo di riuscire a mantenere quel ritmo.
Sentiva l’esigenza di spingere più veloce, più forte, martellarla senza fine.
Alla fine strinse i denti. – Viola, non so descriverti quello che sto provando. Mi stai mandando in pappa il cervello.
Lei sorrise. Un sorriso timido, incerto. Dolcissimo. – È la stessa cosa che sto provando io. Oh, Jacopo, mi fai toccare il cielo con un dito. Ti prego, non trattenerti. Non trattarmi come se fossi una bambola di porcellana.
A quel punto, non riuscì proprio a fare piano. Le catturò le labbra con un bacio umido che sapeva di buono, i fianchi che si muovevano frenetici dentro e fuori di lei. La sua fica lo avvolgeva come una guaina bollente, incredibilmente stretta e scivolosa.
Se quello non era il Paradiso, gli somigliava maledettamente.



Quando tutto finì, Viola si accorse di avere le unghie conficcate nella schiena di Jacopo. Non se ne era resa conto, ma doveva avergli lasciato dei segni.
Che vergogna!
– Ti è piaciuto? – Si sentiva ansiosa e imbarazzata mentre lui si afflosciava su di lei, privo di forze.
La sua bassa risata ruppe il silenzio. – Dovrei essere io a chiederlo a te, non ti pare?
Jacopo le scostò un ricciolo dalla fronte e lei arrossì. – Be’, io non ho termini di paragone. Ma vorrei sapere se a te è piaciuto.
– Viola, non mi è solo piaciuto. È stato fantastico.
Lui rotolò al suo fianco, sudato e ansante. Era così bello. Viola avrebbe voluto allungare la mano e toccarlo, ma all’improvviso si riscoprì timida e impacciata. Si coprì col lenzuolo, distogliendo lo sguardo. – Quindi, non ti sei pentito?
Jacopo si fece a un tratto serio, concentrato. – Tu ti sei pentita? – Nella sua voce percepì una preoccupazione che la intenerì e rassicurò al tempo stesso.
– Mai. È stata la notte più bella della mia vita. Non la dimenticherò finché vivo.
– Nemmeno io, Viola – Si protese verso di lei, sfiorandole le labbra con un dito. – Nemmeno io.
Il bacio che seguì fu dolce, tenero. Il bacio di due amanti che si scambiano tenerezze dopo il sesso. La parte che Viola preferiva.
Doveva ammetterlo: sentirlo muoversi dentro di lei era stato emozionante, ma non piacevole. Aveva provato un dolore intenso, acuto, che l’aveva lasciata quasi stordita. Ma tutto ciò che aveva preceduto il rapporto sessuale vero e proprio, be’… quello era stato meraviglioso. Era certa di non aver mai provato un piacere così intenso. Adorava le carezze di Jacopo, i suoi baci. Non si sarebbe mai stancata di baciarlo. Come ora, le loro lingue che si intrecciavano, comunicandosi vicendevolmente un messaggio segreto che solo gli innamorati potevano comprendere.
Si strinse maggiormente a lui, ruotando il bacino. Ma Jacopo si staccò da lei all’improvviso, un sorriso di scuse sulle labbra carnose. – È meglio che ti riaccompagni a casa o farò di nuovo l’amore con te. E non è proprio il caso. Non adesso.
Lei dovette reprimere un sospiro di acuta delusione. – Per me non c’è problema – mormorò, sollevandosi su un gomito.
– Viola, è stata la tua prima volta – Il suo tono era inflessibile. A un tratto era tornato il professore e lei l’allieva. – Non voglio stancarti. Sarai sufficientemente provata.
Lei si morse il labbro. – Sento solo un po’ di bruciore. Davvero, non è nulla…
– Viola… – La fissò severo e lei fu costretta a capitolare. – La prossima volta andrà meglio, vedrai. Mi assicurerò di farti godere così tanto da dimenticare questo… fastidio.
– Oh, allora ci sarà una prossima volta? Davvero? – Viola non avrebbe voluto manifestare così apertamente la propria apprensione, ma non era riuscita a frenarsi in tempo. Il cuore aveva ripreso a battere forte, lo sentiva rimbombare contro lo sterno.

Lui le sfiorò di nuovo le labbra con le proprie. – Puoi scommetterci, piccola.


mercoledì 30 settembre 2015

SCANDALOSI LEGAMI - VENTITREESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.


Viola non riusciva a muoversi. Sentiva lo sguardo di Jacopo su di sé, intenso, paralizzante. Non sapeva cosa doveva fare. Si sforzò di respirare regolarmente e allungò timorosa una mano per sfiorargli il petto. – Posso?
Lui rise piano. – Certo.
Col cuore che le tamburellava contro lo sterno, Viola lasciò scorrere i polpastrelli sugli addominali scolpiti, sfiorando ogni muscolo. Erano tesi, duri come la pietra. Incredibilmente erotici. La pelle, calda come in preda alla febbre, era leggermente umida. Gocce di sudore ricadevano sul torace di Jacopo e tra la peluria scura che gli ricopriva il petto, fino a sparire all’interno del jeans.
Viola si morse il labbro e gli sbottonò i pantaloni, trattenendo il respiro. Le dita tremanti abbassarono la zip per poi insinuarsi all’interno, sotto i boxer.
Un ansito le uscì dalla gola secca. – Santo cielo, sei così duro!
Accarezzò piano l’intera lunghezza del pene di Jacopo, lanciandogli un’occhiata stupita. Lui però la bloccò, afferrandole la mano e stringendogliela in una morsa d’acciaio. Viola sussultò. – Ti ho fatto male? Mi spiace.
Lui rise di nuovo, ma stavolta la sua risata risuonò bassa, un po’ roca. – No, non mi hai fatto male. Ma se continui così, rischio di venire nei pantaloni e finirà tutto prima di cominciare.
– Oh, scusami.
– Non c’è nulla di cui tu debba scusarti, Viola. Non hai fatto niente di sbagliato. È solo che… Dio, ti desidero così tanto.
All’improvviso, quasi senza che se ne rendesse conto, Jacopo la sollevò tra le braccia e la depositò sul letto. Viola percepì la morbidezza del materasso e il calore del piumone contro la pelle. Lasciò che lui le togliesse le scarpe e gli slip. Poi fu il turno delle autoreggenti. Le sfilò prima una calza e poi l’altra, lasciandola completamente nuda, esposta al suo sguardo.
– Permettimi di prendermi cura di te, Viola.
Lei annuì. Non riusciva a muovere un solo muscolo. Il cuore le rimbalzò nel petto, lo sentiva pompare frenetico persino nelle orecchie. Si impose di restare calma, ma non era facile con l’uomo dei suoi sogni davanti a lei, a torso nudo, intento a fissare ogni centimetro del suo corpo. A un tratto lui si mosse, si mise a cavalcioni su di lei cominciando ad accarezzarla piano. La sua mano si muoveva lenta sulla sua pelle, sfiorandole prima una guancia, poi il lobo di un orecchio, infine il collo.
Viola iniziò ad ansimare.



Jacopo le afferrò un seno, soppesandolo; lo sguardo serio, concentrato.
– Lo so, sono troppo piccoli – fece lei, desiderando di poter andare a nascondersi. – Mi dispiace.
– Viola, sono perfetti. E smettila di dire che ti dispiace.
In risposta lei si morse di nuovo il labbro e Jacopo le circondò il capezzolo tra pollice e indice, pizzicandolo leggermente e strappandole un sospiro. Adesso era difficile restare fermi. Si sentiva accaldata, pervasa da una smania febbrile che non aveva mai provato in vita sua e che non riusciva a comprendere fino in fondo. Sapeva solo di volere di più. Di averne bisogno.
La mano di Jacopo si posò sull’altro seno, ripetendo tutto da capo. Era al contempo estasi e tormento. Viola si lasciò sfuggire frasi sconnesse, senza senso, mentre si inarcava verso quelle mani che la stavano facendo impazzire.
Avrebbe voluto che Jacopo le prendesse i capezzoli in bocca, come aveva fatto quel pomeriggio in macchina, solo che non osava chiederlo. Si vergognava troppo. Eppure, quasi le avesse letto nel pensiero, lui chinò le labbra su di lei per catturare la punta eccitata di un seno. Viola sentì la lingua di Jacopo guizzare intorno al capezzolo, solleticarlo, avvolgerlo.
Le vennero quasi le lacrime agli occhi per il piacere e si dimenò, strofinando il pube contro il suo bacino. Poteva sentire la sua erezione attraverso la spessa stoffa dei jeans. Cielo, non sapeva se provare vergogna o soddisfazione. L’unica cosa certa era che voleva quell’uomo con ogni fibra del proprio essere.
Sarebbe morta se anche stavolta lui si fosse tirato indietro.
– Oh, ti prego… non smettere! – supplicò col cuore in gola. Sapeva di risultare sfacciata, ma non poteva evitarlo.
La voce di lui, roca e profonda, la rassicurò. – Tranquilla, piccola. Non ne ho la minima intenzione. Questo è solo l’inizio.
Oh. Mio. Dio.
Solo l’inizio, aveva detto? Lei si sentiva andare a fuoco. Non era certa di riuscire a resistere a lungo a una tale tensione. Intanto, la mano di Jacopo proseguì la propria esplorazione. Mentre la bocca si trasferiva sull’altro capezzolo, le dita scesero sul ventre, sfiorandole l’ombelico e andando oltre. Viola lo sentì giocare coi peli del pube e insinuarsi tra le pieghe del sesso.
Un mugolio sommesso le sfuggì dalle labbra dischiuse.
Non era mai stata toccata .
Si chiese cosa dovesse fare, ma poi ogni pensiero fu scacciato via dalla sensazione squisita provocata da quello sfioramento, lieve come una piuma, sul suo clitoride. Viola arpionò le lenzuola con le unghie. Senza rendersene conto cominciò a dondolarsi, andando incontro alla mano di Jacopo, i mugolii che erano diventati gemiti e i gemiti urla vere e proprie.
Viola non avrebbe voluto, ma non riusciva a fermarsi. Non riusciva a pensare, a parlare, nemmeno a respirare. Tutta la tensione si era concentrata lì, tra le sue gambe. Era quasi insopportabile e allo stesso tempo meraviglioso.
– Lasciati andare, piccola – fece a un tratto la voce di Jacopo. Faticò persino a udirla, presa com’era da quelle dita che l’accarezzavano, tracciando lenti cerchi sulla sua carne madida. – Non trattenerti.
Lei non capiva a cosa stesse alludendo. Strinse i denti fino a far sanguinare il labbro, muovendo il bacino sempre più veloce, in modo quasi frenetico. – Oh, ti prego, ti prego, ti prego…
Non sapeva neppure per cosa lo stesse pregando; sapeva solo di essere sul punto di esplodere e sgretolarsi in mille pezzi. Poi lui le infilò un dito dentro, fino in fondo, e la tensione aumentò.
– Sei così bagnata, Viola – Jacopo cominciò a muovere il dito.
Dentro e fuori. Dentro e fuori.
Non sapeva cosa rispondergli. Le sue capacità cognitive erano completamente azzerate.
Infine, accadde qualcosa. I suoi muscoli interni si tesero e il piacere la invase a ondate, facendola irrigidire. Per qualche minuto rimase immobile, annichilita. Poi aprì gli occhi, che aveva tenuto serrati per tutto il tempo.

– Oh, cielo – fu tutto ciò che riuscì a dire.